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Dazi USA, export alimentare italiano a -16%: perché per le PMI la diversificazione dei mercati non è più rimandabile

Immagine del redattore: Mattia Lumini
Mattia Lumini
27 lug
Tempo di lettura: 3 min

Da agosto 2025 a marzo 2026 le piccole e medie imprese italiane hanno perso 5,3 milioni di euro al giorno di export verso gli Stati Uniti: 1,293 miliardi di euro in otto mesi, secondo l'analisi di Confartigianato. A pesare sono tre fattori concomitanti — i dazi USA, il rallentamento del commercio globale e un euro apprezzato del 9% sul dollaro nello stesso periodo — che insieme hanno eroso la competitività di prezzo del Made in Italy proprio sul mercato che per decenni è stato tra i più redditizi per l'agroalimentare italiano.

Tra i settori a maggiore presenza di PMI, il comparto alimentare e delle bevande è quello che ha pagato il conto più salato: -16%, un calo superiore persino a quello della gioielleria e dell'occhialeria (-8,4%) e secondo solo al mobile (-16,2%). Per le migliaia di piccole imprese alimentari italiane che negli ultimi anni avevano scommesso sugli Stati Uniti come mercato di sbocco, è un segnale che non si può ignorare.

Un problema diverso da regione a regione

I dati regionali raccontano però una storia più sfumata, che conferma quanto la struttura dell'export conti più della sola esposizione al mercato USA. La Lombardia ha segnato un -10,4%, il Veneto un -4,1%; l'Emilia-Romagna, cuore della filiera agroalimentare italiana, ha invece retto con un +2,6%, e la Toscana è addirittura cresciuta del +10,6%. Le regioni con filiere più diversificate e reti commerciali già presenti su più mercati hanno assorbito il colpo molto meglio di chi dipendeva in modo sbilanciato dagli Stati Uniti.

È la conferma, sul campo, di un principio che vale per qualsiasi piccola impresa alimentare: non è l'export in sé a proteggere un'azienda, ma la sua distribuzione su più mercati.

La via d'uscita è già visibile nei numeri

Mentre l'export verso gli Stati Uniti arretra, l'Italia dei distretti sta trovando altrove spazi di crescita concreti. Nel 2025 le vendite delle PMI verso i 26 mercati extra-USA monitorati da Confartigianato sono cresciute del 5,1%, trainate da Emirati Arabi Uniti, Svizzera, Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca e Arabia Saudita. Sono mercati diversi tra loro, ma accomunati da un fatto: le imprese italiane che li presidiano oggi lo fanno perché ci hanno costruito relazioni commerciali stabili negli anni, non perché li hanno scoperti dopo lo shock dei dazi.

Come ha sintetizzato il presidente di Confartigianato Marco Granelli, la strada da seguire è chiara: "bisogna puntare sulla diversificazione dei mercati e sostenere con una strategia ad hoc le PMI", con il contributo coordinato di enti come ICE, SIMEST e SACE. Per un settore come quello agroalimentare — dove, come raccontavamo nel nostro articolo della scorsa settimana, solo il 15% delle circa 54.000 imprese italiane esporta — questo è il momento in cui la diversificazione smette di essere una buona pratica e diventa una condizione di sopravvivenza.

Perché l'Europa resta la base più solida da cui ripartire

Per una piccola impresa alimentare italiana che oggi valuta come reagire ai dazi USA, il mercato europeo resta il terreno più naturale su cui costruire stabilità: vicinanza logistica, assenza di barriere tariffarie, reti di distribuzione già rodate per i prodotti DOP, IGP e STG italiani, e una domanda che continua a riconoscere e premiare la qualità del Made in Italy. È esattamente il terreno su cui lavora IFFP – Italian Fine Food Producers, in partnership con ITA Italian Trade Agency e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy: costruire ponti concreti tra le piccole imprese alimentari italiane selezionate e le grandi reti di distribuzione europee, così che un mercato in meno (gli USA) non significhi un'azienda in difficoltà, ma un'azienda che accelera altrove.

La lezione degli ultimi otto mesi è che le imprese più solide non sono quelle più grandi, ma quelle meno dipendenti da un singolo mercato. Costruire quella solidità richiede tempo, ed è per questo che conviene iniziare ora, non quando il prossimo shock sarà già arrivato.

La tua impresa alimentare dipende troppo da un solo mercato? Scopri come IFFP accompagna le piccole imprese italiane verso una presenza stabile e diversificata sui mercati europei su www.iffp.it.

 
 
 

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